|
Il monitoraggio dei gas serra ha principalmente
lo scopo di tenere sotto controllo le concentrazioni di quei gas che
assumono un ruolo determinante nell’equilibrio radiativo del nostro
pianeta provocando il cosiddetto effetto serra. L’effetto serra è un
fenomeno naturale prodotto dai processi combinati di assorbimento ed
emissione della radiazione infrarossa emessa dalla superficie
terrestre e dall’atmosfera. Questi processi sono principalmente
dovuti ai gas atmosferici che presentano forti bande di assorbimento
per le lunghezze d’onda poste nella finestra da 5 a 20
µm.
I gas responsabili dell’effetto serra sono: il vapore acqueo
(H2O), l’anidride carbonica (CO2), il metano
(CH4), il protossido di azoto (N2O), l’ozono
(O3), i clorofluorocarburi (CFC) e i loro sostituti
(idroclorofluorocarburi HCFC e idrofluorocarburi HFC), i
perfluorocarburi (PFC) e l’esafluoruro di zolfo (SF6). Questi gas serra possiedono, infatti,
bande di assorbimento di tipo vibro-rotazionale che permettono di
assorbire, e successivamente emettere, la radiazione infrarossa
creando una sorta di filtro alla fuoriuscita della radiazione emessa
dalla Terra e dalla sua atmosfera. Questo fenomeno naturale di
intrappolamento della radiazione infrarossa prende il nome di
“effetto serra”.
E’,
pertanto, risaputo quali sono i gas responsabili dell’effetto serra
ed è altrettanto noto
che la loro concentrazione in atmosfera, soprattutto di
quelli antropogenici, risulta in lento ma continuo aumento a partire
dall’epoca preindustriale. A tal riguardo basti pensare alle
emissioni di CO2 ascrivibili al Sistema
Elettrico che rappresentano circa un
quarto dell’emissioni nazionali. Tra le stazioni operative nella
rete internazionale vi sono le tre stazioni italiane di
Plateau Rosa (ERSE, già CESI RICERCA); Lampedusa (ENEA) e Monte
Cimone (A.M., CNR-ISAC, Università di Urbino).
La stazione del Plateau
Rosa è in funzione sin dagli anni ’90, ospitata
nel laboratorio Testa Grigia dell’INAF-IFSI di Torino. Anche la stazione
del ERSE, riscontra un lento e sistematico aumento dei valori di
concentrazione di questo importante gas serra. Il trend di aumento,
su circa 16 anni di misure in continuo (dal 1993 al 2008),
corrisponde a poco meno di 2 ppm all’anno (grafico).
La
stagionalità che si evince è dovuta ai processi di fotosintesi, particolarmente attivi a
partire dall’inizio della primavera sino alla fine dell’estate, che
producono una modulazione tipica con valori minimi in estate e
massimi all’inizio della primavera. L’ampiezza del ciclo aumenta al
crescere della latitudine, soprattutto nell’emisfero boreale, mentre
assume valori minimi nell’emisfero australe a causa della minor presenza di sorgenti
antropiche e della presenza degli oceani. A seguito di misure fatte
sulle piccole quantità d’aria intrappolate nei ghiacciai Antartici
si è stabilito che gli attuali livelli di concentrazione sono i più
elevati degli ultimi 600.000 anni.
In sostanza il clima è il risultato dello stato
di equilibrio radiativo tra il flusso totale di energia entrante nel
nostro pianeta, che è quasi totalmente rappresentato dall’energia
solare (soprattutto radiazione visibile), ed il flusso totale di
energia uscente dal nostro pianeta, rappresentato dalla radiazione
solare riflessa verso lo spazio esterno e dalla radiazione emessa
dalla superficie terrestre e dall’atmosfera (soprattutto radiazione
infrarossa). La variazione della composizione dell’atmosfera, con
l’aumento dei gas serra, produce una maggiore capacità di
intrappolare la radiazione (infrarossa) emessa dalla superficie
terrestre e dall’atmosfera, con un aumento, dunque, dell’effetto
serra.
Il
monitoraggio regolare o continuo dei gas serra ha il doppio scopo di
fornire dati per lo studio del ciclo atmosferico, e del bilancio
complessivo, cui sono soggetti questi gas sia a livello stagionale
che annuale e di documentare il loro graduale aumento determinato
dalle attività umane. Dalla conoscenza dei cicli di trasformazione e
delle attuali concentrazioni in aria è possibile fare previsioni
sulle future concentrazioni atmosferiche di questi gas in funzione
di vari scenari di emissione antropica e naturale. Pertanto lo scopo
finale del monitoraggio è anche quello di rendere possibile una
valutazione delle conseguenze ambientali a larga scala e a lungo
termine prodotte dall’attività antropica. La previsione delle concentrazioni future di un
gas serra viene fatta mediante dei modelli che simulano i vari
processi di emissione e rimozione a cui è soggetto. Il principale
test dell’accuratezza di un tale modello è rappresentato dalla sua
capacità di riprodurre le caratteristiche della distribuzione
atmosferica del gas (variazioni latitudinali della concentrazione
media, dipendenza latitudinale delle variazioni stagionali, se
queste esistono, l’incremento globale annuo, e anche la dipendenza
temporale della concentrazione in una particolare località) che sono
state osservate attraverso il monitoraggio. Da queste considerazioni
risulta evidente l’importanza di un sistema di monitoraggio globale
che possa fornire informazioni precise ed accurate sulla
distribuzione delle concentrazioni atmosferiche dei vari gas serra
con una sempre maggiore risoluzione spaziale e continuità temporale.
Un sistema di
monitoraggio di tali dimensioni può essere ottenuto soltanto grazie
alla collaborazione internazionale di diverse organizzazioni di
ricerca. Attualmente, infatti, sono sempre più i laboratori nel
mondo che si occupano di monitorare i diversi gas serra, dedicando
molta attenzione alla metodologia delle misure e alle procedure di
taratura della strumentazione. L’obiettivo è quello di raccogliere
quante più misure possibili provenienti da differenti laboratori per
costituire un database globale disponibile ed affidabile per la
comunità scientifica, ponendo parecchia attenzione in merito alla
comparabilità dei dati eseguendo diversi test di interconfronto tra
i vari laboratori della rete di misura internazionale.
|