I gas naturali e antropici a effetto serra


Molti gas serra sono già naturalmente presenti in atmosfera, come l’anidride carbonica (CO2), il metano (CH4), il vapore acqueo (H2O) e il protossido di azoto (N2O), mentre altri sono di origine antropica, ovvero prodotti dall’uomo e immessi in atmosfera. I gas serra artificiali includono i clorofluorocarburi (CFC), gli idrofluorocarburi (HFC), i perfluorocarburi (PFC) e l’esafluoruro di zolfo (SF6). Le attività umane concorrono, sin dal periodo preindustriale (1750), in maniera lenta ma inesorabile, ad accrescere sistematicamente le concentrazioni atmosferiche di questi gas serra (Figura 1), che sono responsabili dell’aumento dell’effetto serra e del conseguente riscaldamento globale del pianeta e dei cambiamenti climatici. Tra i gas serra che maggiormente concorrono al riscaldamento climatico vi sono l’anidride carbonica, il metano e il protossido di azoto. I restanti gas serra apportano, per ora, contributi inferiori anche se la loro capacità di intrappolare energia (il cosiddetto radiative forcing) è molto superiore, ad esempio, a quello dell’anidride carbonica. A tal riguardo, nella Figura 2 si mostrano i forcing radiativi dei vari composti atmosferici e di altri agenti forzanti in cui è possibile osservare il ruolo preponderante dei gas serra succitati (in particolare del CO2 e CH4). I tempi di residenza, ovvero la capacità di rimanere inalterati in atmosfera di questi gas, sono alquanto lunghi passando da qualche decina di anni (ad esempio per il CH4) alle centinaia di anni (per il N2O) e addirittura alle migliaia di anni (per l’SF6).

 

figura3Figura 1 – Andamento delle concentrazioni medie globali di alcuni gas serra (fonte dati: IPCC, 2013).

 

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Figura 2 – Forcing radiativi dei vari composti atmosferici e di altri agenti forzanti (IPCC, 2013).

 

Il rischio che attualmente è opportuno ridurre al minimo è quello che la continua crescita di questi gas climalteranti prodotti dall’uomo portino a una tale modificazione della composizione dell’atmosfera terrestre da instaurare cambiamenti climatici che potrebbero compromettere seriamente la sostenibilità ambientale, energetica ed economica per le future generazioni. Una idonea strategia di contenimento delle emissioni, unitamente al monitoraggio delle stesse e della composizione atmosferica, insieme ad una preventiva valutazione delle opportune strategie di adattamento ai probabili cambiamenti climatici rappresenta ormai un requisito imprescindibile a cui il nostro Paese, l’Europa e il mondo intero dovranno far fronte.